EUROBRAINWORKERS
Qual
è la globalizzazione inaccettabile? Quella che, sotto l’idea
dell’impero, impone alle cose di procedere per unificazione.
Questa globalizzazione coincide con il discorso occidentale, per
cui, dovunque e comunque si sia posta la combinazione fra islamismo,
cristianesimo o ebraismo e l’idea dell’impero, questo
problema, questo rischio, è importante, è fondamentale,
stabilisce una repubblica che si basa sui fondamenti.
Leggevamo poc’anzi un altro breve capitolo
del De Trinitate, dove sant’Agostino indica Dio come assoluto,
come l’assoluto. Però, neppure Dio può prescindere
dalla relazione e sant’Agostino insiste su questo. Lui,
la relazione, la intende come relazione tra Padre e Figlio, il
Padre rispetto al Figlio o rispetto allo Spirito santo, ma anche
Padre, Figlio e Spirito santo, a loro volta, procedono dalla relazione.
Dio procede dalla relazione, ciò non toglie che sia l’assoluto.
Questo è qualcosa che non può intendersi agevolmente
lungo il testo occidentale: occorre leggerlo, occorre restituirlo.
Non c’è l’alternativa tra
la parola originaria, la sua logica, la sua struttura, la sua
scrittura e il mondialismo o la visione del mondo. Ci sono le
premesse, in Platone, per il mondialismo, ma sono più precise
e sistematiche in Aristotele. È il suo allievo, Alessandro,
il primo a intendere l’idea dell’impero e a credere
che il pianeta possa procedere dall’uno. E va verso oriente.
Hitler considera secondaria la vittoria a occidente. Per lui,
sarebbe stata importante la vittoria a oriente, la vittoria sulla
Russia. Nessuna alternativa tra secondo rinascimento e discorso
occidentale. Gli antimondialisti sono i migliori fautori del mondialismo.
Il cannibalismo è la forma principale di monismo
e ha varianti, che non necessariamente si chiamano dispotismo,
tirannia o vampirismo, ma che possono chiamarsi anche democrazia.
Jacques Lacan può dire a Vincennes: “Voi, come rivoluzionari,
cercate un padrone, e l’avrete”. Quella è una
rivoluzione che procede dall’uno e, quindi, compone un cerchio.
Quando la rivoluzione non procede dall’uno, ma dal due,
nessuno cerca un padrone. Non c’è più la dicotomia
schiavo-padrone. Non c’è più nemmeno la logica
del padrone e dello schiavo. Non c’è più la
dicotomia fra tragedia e commedia, fra la rappresentazione del
male dell’Altro nei prìncipi o negli dei e la rappresentazione
del male dell’Altro negli schiavi.
La rivoluzione francese era globale, la rivoluzione
russa era altrettanto globale. Che si trattasse di colpi di stato
non toglie che fossero rivoluzioni sorrette dal discorso della
morte, rivoluzioni che cercavano la padronanza sulle cose. Napoleone
intendeva finirla con la rivoluzione. La rivoluzione francese
fondava un impero, aveva già l’idea dell’impero.
E Napoleone, per fondare l’impero, non doveva andare soltanto
contro l’Inghilterra, doveva andare contro la Russia. Così
altri dopo di lui, fino al ventesimo secolo, hanno inteso incarnare
lo spirito. Lo spirito, quindi, mondiale.
Bisogna chiedersi se, oggi, qualcosa di effettivamente
inedito si stia instaurando. Non c’è dubbio che,
in vari settori, ci siano invenzioni e novità, che, per
l’intera vicenda dell’umanità sul pianeta,
non si sono acquisite prima con il ritmo con cui vengono acquisite
oggi. Tutto ciò non fa problema. Tutto ciò non va
in direzione del mondialismo. L’invenzione dell’America
era una cosa. Ciò che è seguito all’invenzione
dell’America è un’altra cosa. Il massacro degli
indios non era una conseguenza necessaria dell’invenzione
dell’America; la riforma non era una conseguenza necessaria
del rinascimento; la rivoluzione francese e la rivoluzione russa
non erano conseguenze necessarie della rivoluzione industriale.
Ancora una volta, oggi, la rivoluzione della parola,
perché la comunicazione è un aspetto della rivoluzione.
Rivoluzione della parola, perché le cose procedono dall’apertura.
Questa reazione mondialista alla rivoluzione della parola trova
un risvolto caricaturale, che la denota come impossibile, nel
discorso psicotico. Esplorare, analizzare, instaurare dispositivi,
a proposito e nonostante tale discorso, implica annotare su quale
vanità e su quale superfluo si fondi il mondialismo: sulla
vanità che è del sembiante e sul superfluo che s’instaura
con la scrittura della politica.
Il mondialismo si fonda sulla negazione della parola
e, per questo, il discorso nevrotico può apparire come
una commedia e il discorso psicotico come una tragedia. In effetti,
questi discorsi denotano quanto c’è d’impossibile
nella commedia e nella tragedia del mondialismo.
Su che cosa fondava Freud l’inaccettazione
di qualsiasi visione del mondo? Perché non ha mai accettato
nessuna sintesi, nessuna composizione? Chi era egizio: Mosè
o Freud? I geroglifici egizi sono divenuti leggibili attraverso
la stele di Rosetta, ma i geroglifici che enuncia Freud non sono
leggibili, in nessun modo si prestano per una visione del mondo.
Portata mondialistica della filosofia della
riforma e portata mondialistica della filosofia romantica. Il
mondialismo ha conquistato la Cina. Ha conquistato l’India.
Ha conquistato il Giappone, che addirittura ne è diventato
protagonista. Ha conquistato l’Africa. L’islam attiene
a un testo, ma, se si coniuga con l’idea dell’impero,
trae a suo modo la lezione di Aristotele.
In che direzione si sta rivolgendo il pianeta? L’idea
d’impero è l’idea d’impero sull’occidente
e sull’oriente. Può essere anche ripartito in due
blocchi: l’occidente e l’oriente. Il mondialismo del
ventesimo secolo, proprio delle guerre chiamate mondiali, investiva
questa ripartizione, sotto l’idea dell’impero, fra
oriente e occidente. Questo sia per la prima guerra mondiale sia
per la seconda sia per la cosiddetta guerra fredda. Sta avvenendo
qualcosa nel pianeta che sfugge interamente all’idea dell’impero?
Quali sono le cose che avvengono, nonostante l’idea dell’impero
nei vari settori, in ciascun paese o nella scienza, nell’arte,
nella cultura, nell’impresa, nelle istituzioni? In che modo
le forme di governo, che si stanno predisponendo, non soggiacciono
all’idea dell’impero? Sta per avvenire un’Unione
Africana. E avviene un’Unione Europea. Questa unione potrà
essere una federazione o una confederazione. L’Europa non
è ancora una federazione e non è ancora una confederazione.
L’euro, però, indica che non c’è più
una sovranità nazionale: il paese, che non può battere
moneta, non è proprio sovrano. La stessa Unione Europea,
una volta che sia divenuta anche federazione, è sovrana?
Gli USA, oggi, sono sovrani?
La contrapposizione tra Russia e America è
cessata. La Russia e l’America perseguono i loro interessi,
che ancora persistono a chiamare nazionali. Nemmeno c’è
la contrapposizione tra l’Europa e l’America, di cui
pure si è parlato. L’intera America del Nord e del
Sud, l’Europa, la Russia, il Giappone e la Corea costituiscono
un’area? Un’area in che senso? Qual è l’incontro
fra il taoismo, il buddismo, lo scintoismo e la rivoluzione telematica?
Negli anni sessanta molti leggevano, e noi
pure, gli scritti di Mao Tse-tung. Li leggevamo in italiano, o
in francese e, apparentemente, c’erano affermazioni, formule,
provenienti dalla filosofia romantica, dal discorso occidentale.
Era il compromesso tra queste che non sono filosofie e nemmeno
religioni (taoismo, scintoismo, buddismo) e il discorso occidentale?
Noi diciamo che anche nel bolscevismo, che è mondialista,
c’era un compromesso fra il cristianesimo ortodosso e il
discorso occidentale, rivolgendo i dettami del laicismo. Possiamo
parlare di negazione di Dio o di affermazione di Dio? Due maniere
dell’antropomorfismo. Proprio per questo, la logica degli
enunciati è un corollario della logica operazionale. Un
aspetto della logica degli enunciati è la logica teorematica.
Che cosa dice la teorematica? Che non c’è più
discorso occidentale. E neppure tutto ciò che il discorso
occidentale presupponeva: la negativa della parola e del suo principio.
Se ci fossero ancora i teologi, potrebbero
avanzare la loro “competenza” nell’inaccettazione
del mondialismo e della sua componente fondamentale, l’antimondialismo.
Il mondialismo e l’antimondialismo pretendono, in particolare,
di gestire il rapporto tra ricchi e poveri, in modo da ridurre
man mano il divario. È l’idea dell’uguale a
intervenire, fino all’uguale sociale. Questo è un
approccio inintellettuale. Un approccio proprio del discorso occidentale.
Qual è l’intervento, tenendo conto dell’anoressia
intellettuale ovvero dell’inaccettazione intellettuale della
morte, del discorso della morte o del discorso occidentale? Noi
lo abbiamo chiamato brainworking. Alla conclusione di Processo
alla parola indicavamo l’Europa come software del software,
ma, il software, bisogna ancora instaurarlo. Dov’è
il software? Si vende già pronto il software? È
un prodotto? È una merce? Allora, quali sono i dispositivi
di parola da instaurare?
L’altro tempo non è il tempo del
discorso occidentale. Non è il tempo come fine del tempo.
Non è il tempo considerato a partire dall’idea della
sua fine. Non è il tempo come durata. Non è il tempo
come continuo o discontinuo. Freud ha indagato intorno alle fasi
o agli stadi. Ma, in effetti, la questione era soltanto dell’originario,
oppure del teorematico. Uno dei teoremi è questo: non c’è
più origine, quindi non c’è da cercare l’origine
nelle cose. L’enigma della sfinge è l’enigma
della differenza e della varietà temporali, oppure è
il mistero dell’età dell’uomo e della donna
presi in una durata, considerati a partire dall’idea della
fine, dall’idea del taglio.
Andarsene dall’altro tempo o ritirarsi
dall’altro tempo sono, appunto, due forme di psicotizzazione,
quindi due modi di considerare il tempo nella sua algebra o nella
sua geometria, il tempo come finibile o il tempo come locale.
Il soggetto è stato creato con questa idea del tempo, con
l’idea della fine del tempo. E allora, è il soggetto
che ha le sue età. Il soggetto con le sue età: l’età
in cui è bambino, l’età dell’adolescenza,
l’età della giovinezza, l’età adulta.
Le età non erano molte. A Roma, un uomo era senior a quarantacinque
anni. Chi viveva fino a quarantacinque anni e aveva i requisiti,
aveva l’accesso al senato. Il senato era l’assemblea
dei vecchi, vecchi a quarantacinque anni, e erano loro a decidere
e a deliberare. Però, nella repubblica ritornava sempre
la prevalenza di un gruppo sull’altro e sempre qualcosa
occorreva evitare. La repubblica, a Roma, doveva evitare la monarchia,
perché Romolo era nel mito. Non era neanche morto, per
via della sua ascensione. La repubblica era ritenuta una conquista,
perché avrebbe dovuto evitare la monarchia. Del resto,
Cesare viene ucciso, perché gli viene attribuita la volontà
di diventare re. È andato in Egitto. È andato in
varie parti d’Europa. Ha fatto tante conquiste. E vuole
diventare re.
Augusto stesso mantiene il senato: lui è
l’imperatore, ma non è re. È curiosa la forma
trovata da Augusto, per cui non c’è la monarchia,
ma, appunto, l’impero. È differente dall’impero
di Alessandro. L’impero di Alessandro è stato importantissimo,
perché ha diffuso la cultura greca. Come impero, non è
durato molto. Però, ha avuto una storia. L’impero
di Alessandro non era l’impero di Roma. È una questione,
degna di elaborazione: in che modo la repubblica romana, che permane
anche con l’impero — SPQR (senatus
populusque romanus) sempre, anche quando c’è
l’imperatore — è una variante della repubblica
etrusca e in che modo l’impero romano, invece, risente “dell’incontro”
con il discorso aristotelico? È un imperatore romano a
chiudere la scuola di Atene (529 d.C.): Giustiniano stabilisce
le leggi per l’impero e non ha più bisogno della
scuola di Atene. La cosa doveva apparirgli come una forma di parassitismo
controproducente. È una questione anche questa: che cos’era
diventata, all’epoca di Giustiniano, la scuola di Atene?
Se l’idea del tempo è l’idea
della sua fine, la vita deve sempre respingere l’età
che avanza e illudersi che una nuova situazione permetta che tale
età venga respinta. Il programma della vecchiaia o dell’anzianità
come programma di vita si organizza su un ideale di giovinezza,
su un sogno giovanile, su un’idealità giovanile oppure
si enuncia sulla base dell’altro tempo? Il soggiorno sul
pianeta può concludersi in qualsiasi età, in qualsiasi
anno, in qualsiasi ora e in qualsiasi giorno per ripetere la formula
nota, ma l’idea del tempo che finisce può essere
avanzata a trent’anni o a cinquanta o a cento. Quali sono
i contrappassi dell’idea del tempo che finisce? Se questa
è l’idea, ciascuno imposta i suoi giorni a venire
come una proroga.
Consideriamo il millennio. Con l’anno mille,
la vita degli umani su questo pianeta non finisce: e viene inventato
il purgatorio. Con il secondo millennio, qualcosa si agita intorno
a questo mondialismo e a questo antimondialismo, che è
soltanto una reviviscenza del discorso occidentale e tuttavia
trova l’occasione per agitarsi. Ci sono coloro, che hanno
considerato l’avvento del 2000 come l’altro tempo
e si sono fermati prima oppure subito dopo oppure sono sempre
dubbiosi di sé e non sanno se fermarsi o no. Tra il 1999,
il 2000 e il 2001, taluni hanno notato una certa scadenza.
Villa
San Carlo Borromeo, 11 agosto 2001